Area archeologica

Il Sito Archeologico di Monte Iudica

Grazie alla sua posizione geografica, il Monte Iudica si è rivelato una sede adatta agli insediamenti umani. Dalle ricerche realizzate, si deduce che il centro indigeno di Monte Iudica, era già presente nella II metà del Ferro e che abbia avuto una grande espansione nella seconda metà del VI secolo.

Il monte, oltre ad avere un notevole interesse naturalistico e paesaggistico, riveste una grande importanza perchè fu punto di incontro di culture e civiltà.

Ricade nel territorio di Castel di Iudica, a circa 50 km da Catania, in un’area compresa tra i fiumi Dittaino e Gornalunga.  Esplorato già agli inizi del ‘900 da Paolo Orsi, Monte Iudica è un importante centro indigeno.  Gli scavi condotti in quest’area, che è sottoposta a vincolo archeologico e paesaggistico dal 1998, hanno messo in luce sulla parte sommitale del rilievo una porzione dell’abitato costituito da ambienti addossati alla roccia e la necropoli costituita da tombe a camera scavate nella pietra.  Da entrambi questi contesti, provengono materiali di tradizione indigena, contenitori per derrate, pithoi ed anfore da trasporto di varie officine, che attestano la vivacità del centro, che presenta una forte connotazione indigena ed il suo maggior sviluppo nella seconda metà del VI secolo a.C. con una parabola discendente agli inizi del V secolo a.C.  Sono rinvenuti frammenti di decorazione architettonica di epoca tardo-arcaica, ossia frammenti di cornici finemente decorate, di due antefisse gorgoniche e maschere femminili. E’ rinvenuto un muro di tecnica greca, di incerta datazione, che sbarra il sentiero per accedere alla parte ovest del monte, ciò fa pensare a una battaglia di resistenza.

Gli studi hanno permesso di individuare un centro abitato sul fianco est del monte, dove sono state trovate alcuni abitazioni, poste le une accanto alle altre a ridosso di una parete rocciosa. Una di queste abitazioni, era costituita da tre vani. Nel vano n.3 si aprono due nicchie simmetriche mentre una banchina è collocata in basso. Si nota la presenza sulla banchina di grandi contenitori, di vasi da trasporto e da mensa, cioè anfore, ma anche scodelloni e coppe ioniche; sono rinvenuti anche alcuni frammenti ceramici, utensili meccanici e lucerne. Completamente assenti frammenti di tegole e ciò fa pensare ad una copertura in canne ed argilla. Questo ha fatto ipotizzare un contatto fra i centri abitati e le coste e, quindi, un possibile commercio di beni preziosi. Non è chiara la destinazione d’uso di questa unità abitativa di grandi dimensioni. A riguardo, sono state formulate due ipotesi: destinazione d’uso sacra per la presenza della banchina o destinazione d’uso abitativa per il rinvenimento di vasi. Tuttavia, la mancanza di statuette e di oggetti di culto, rendono più avvalorabile la seconda ipotesi. La presenza di frammenti figurati attici permette di datare questa abitazione intorno al 500 a.C.

Per quanto riguarda la necropoli di Monte Iudica, si è rivelato interessante lo studio di tombe a camera di tipo indigeno, di tombe di tipo greco alla cappuccina e di tombe collettive. Sono stati ritrovati Pithoi nel vano n.3, di varia foggia a labbro discoidale, di derivazione corinzia, insieme a vasi di importazione e locali di questa abitazione e di quella adiacente, nonché un reperto bronzeo della tomba 47.

I reperti ritrovati, in questa abitazione e nelle tombe del sito archeologico del Monte Iudica, restaurati a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali di Catania, sono esposti nel Museo Civico Archeologico “Prospero Grasso”, posto nello stesso edificio-parte superiore della Biblioteca Comunale e reso fruibile ai cittadini ed ai turisti dal 2008.

Le campagne di scavo a Monte Iudica

I primi sopralluoghi su Monte Iudica furono compiuti nel 1906 da Paolo Orsi, primo Soprintendente alle Antichità e Direttore del Museo di Siracusa. Egli riconobbe l’esistenza di un insediamento sul monte e ne stabilì la cronologia sulla base dei ritrovamenti di superficie, ma, per la sua posizione impervia ritenne che si trattasse di un rifugio temporaneo per gli abitanti di vari centri che ipotizzava si trovassero alla base del monte. Scavò pure alcune modeste tombe di età ellenistica poco fuori dell’abitato di Giardinelli.

La prima campagna di scavo, organizzata dalla Soprintendenza di Siracusa, poté avvenire solo nel 1982, e riguardò la cima ovest del monte, dove furono messi in luce resti di età classica e medioevale.

Una seconda breve campagna, finanziata dal Comune, si svolse nel 1984 e portò allo scavo di tre tombe a camera, in parte violate dai clandestini, e al recupero di un sarcofago di pietra, pure violato.

Nel 1988 la Soprintendenza di Catania, subentrata a quella di Siracusa, intraprese una più estesa iniziativa di scavo che si svolse contemporaneamente nell’abitato sul pianoro orientale e nella necropoli che si sviluppa sul pendio sottostante, con la scoperta del gruppo di edifici arcaici poi chiamato “casa dei pithoi” e di numerose tombe individuali, tra integre e violate.

Nel 1991 una nuova massiccia campagna sul Monte Iudica riprese gli indirizzi di ricerca precedentemente avviati : nell’abitato si continuò a scavare la casa dei pithoi nel pianoro est. Altri saggi furono fatti nei pressi della Masseria Iudica e sulla cresta orientale del monte, dove si rinvennero frammenti di terrecotte architettoniche pertinenti a qualche piccolo edificio sacro. Si scavò pure buona parte di una grande cisterna.

Un breve intervento nella necropoli fu effettuato nel 1996, quando, durante lavori stradali, si trovarono altre due tombe singole e una tomba collettiva di insolita tipologia.

Ulteriori indagini si ebbero nel 1997 nell’abitato est e nel 1999 nella necropoli, dove si ripulì una nuova tomba a camera non del tutto vuotata dai clandestini. Nello stesso anno si rivenne una interessante struttura agricola di epoca romana repubblicana, probabilmente un frantoio, in contrada Lavina, sul versante settentrionale del monte.

Un’ultima campagna di scavo sul Monte Iudica risale, infine, al 2003. In questa occasione si è continuato lo scavo nel settore della necropoli già indagato precedentemente, rinvenendo parte della tomba collettiva scoperta nel 1996 e portando alla luce altre sepolture individuali.

(a cura dell’archeologo Francesco Privitera, pannello didattico Sala , Museo Civico Archeologico “Prospero Grasso”, Castel di Iudica)

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