Monte Iudica

L’insediamento su Monte Iudica

Monte Iudica è una maestosa altura di forma trapezoidale, con una cresta stretta e lunga (km. 1,5 per poco più di m. 50 di larghezza), che si eleva in senso est-ovest, poco a nord del moderno abitato di Castel di Iudica. Il rilievo roccioso si articola in due rialzi divisi da un leggero avvallamento centrale. Le pareti erte e scoscese, specialmente sul versante settentrionale, fanno del monte un sito facilmente difendibile. Inoltre dalla sua sommità si dominano agevolmente le due valli del Dittaino e del Gornalunga, importanti vie di collegamento tra il versante orientale e l’entroterra siciliano.

Questi elementi furono senza dubbio determinanti per la scelta del sito dell’insediamento indigeno di età arcaica e classica, che si sviluppa sulla cima dell’altura e lungo il pendio meridionale di questa.

Il centro, del quale tuttora non conosciamo il nome antico, anche se sono state fatte molte ipotesi, si dovette trovare in una posizione al margine tra l’area di espansione delle colonie greche calcidesi (Katàne e Lentini) e poi di Siracusa e quella dell’Ennese e dei Nebrodi, che rimase sicula fino ad età avanzata (IV sec. a.C.).

I contatti, a tratti pacifici a tratti aggressivi, tra le popolazioni greche e quelle indigene hanno prodotto profonde trasformazioni nella sfera culturale di queste ultime, riflettendosi nelle tipologie abitative e in quelle funerarie che possono osservarsi a Monte Iudica. Il passaggio dalla tomba multipla a grotticella a quella singola a fossa (avvenuto alla fine del VI secolo a. C.), l’adozione di tetti in tegole, l’introduzione di edifici sacri di tipo greco, così come la sempre più ampia diffusione di ceramica d’importazione e d’imitazione greca, nonché la presenza di terrecotte, sono solo alcuni esempi d’importanti mutamenti, frutto di scambi culturali o di una diretta presenza greca all’interno dell’insediamento.

Le campagne di scavo a Monte Iudica

1906

I primi sopralluoghi su Monte Iudica furono compiuti nel 1906 da Paolo Orsi, primo Soprintendente alle Antichità e Direttore del Museo di Siracusa. Egli riconobbe l’esistenza di un insediamento sul monte e ne stabilì la cronologia sulla base dei ritrovamenti di superficie, ma, per la sua posizione impervia, ritenne che si trattasse di un rifugio temporaneo per gli abitanti di vari centri che ipotizzava si trovassero alla base del monte. Scavò pure alcune modeste tombe di età ellenistica poco fuori dell’abitato di Giardinelli.

1982

La prima campagna di scavo, organizzata dalla Soprintendenza di Siracusa, poté avvenire solo nel 1982, e riguardò la cima ovest del monte, dove furono messi in luce resti di età classica e medioevale.

1984

Una seconda breve campagna, finanziata dal Comune, si svolse nel 1984 e portò allo scavo di tre tombe a camera, in parte violate dai clandestini, e al recupero di un sarcofago di pietra, pure violato.

1988

Nel 1988 la Soprintendenza di Catania, subentrata a quella di Siracusa, intraprese una più estesa iniziativa di scavo che si svolse contemporaneamente nell’abitato sul pianoro orientale e nella necropoli che si sviluppa sul pendio sottostante, con la scoperta del gruppo di edifici arcaici poi chiamato “casa dei pithoi” e di numerose tombe individuali, tra integre e violate.

1991

Nel 1991 una nuova massiccia campagna sul Monte Iudica riprese gli indirizzi di ricerca precedentemente avviati: nell’abitato si continuò a scavare la casa dei pithoi nel pianoro est. Altri saggi furono fatti nei pressi della Masseria Iudica e sulla cresta orientale del monte, dove si rinvennero frammenti di terrecotte architettoniche pertinenti a qualche piccolo edificio sacro. Si scavò pure buona parte di una grande cisterna.

1996

Un breve intervento nella necropoli fu effettuato nel 1996, quando, durante lavori stradali, si trovarono altre due tombe singole e una tomba collettiva di insolita tipologia.

1997

Ulteriori indagini si ebbero nel 1997 nell’abitato est.

1999

Ulteriori indagini nel 1999 nella necropoli, dove si ripulì una nuova tomba a camera non del tutto vuotata dai clandestini. Nello stesso anno si rivenne una interessante struttura agricola di epoca romana repubblicana, probabilmente un frantoio, in contrada Lavina, sul versante settentrionale del monte.

2003

Un’ultima campagna di scavo sul Monte Iudica risale, infine, al 2003. In questa occasione si è continuato lo scavo nel settore della necropoli già indagato precedentemente, rinvenendo parte della tomba collettiva scoperta nel 1996 e portando alla luce altre sepolture individuali.

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