MADLab Storia

Riscoprendo il passato

La classe IIC dell’ICS “Leonardo da Vinci”, dallo scorso mese di dicembre, ha svolto un laboratorio che ha avuto lo scopo di approfondire la storia del nostro piccolo ma interessante paese: Castel di Iudica.

Abbiamo formato dei piccoli gruppi, ciascuno dei quali ha avuto un compito diverso: fotografare la flora,fare ricerche sulla storia del paese e del monte.

Abbiamo utilizzato diversi strumenti: libri, foto, internet.

Il lavoro è stato arricchito da uscite sul territorio e da conferenze tenute dagli archeologi Francesco Privitera e Michela Ursino. Abbiamo visitato il Museo Archeologico Ignazio Biscari di Catania e il Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa, dove sono conservate alcuni reperti relativi alle prime campagne di scavo.

Diverse sono state le difficoltà durante il lavoro, fin dall’inizio, soprattutto nella divisione dei ruoli e dei compiti, ma ognuno ha saputo dare il proprio contributo per risolvere i problemi.

Alcuni alunni hanno fatto le ricerche sulla colonizzazione del territorio locale, altri hanno curato il diario di bordo e le cronache relative alle visite effettuate, altri ancora hanno assunto il ruolo di giornalisti e di fotografi.

L’aspetto che ci è piaciuto di più di questo laboratorio è stato lavorare assieme, sperimentando il piacere della condivisione, del coinvolgimento e del lavoro in gruppo.

Di seguito alcuni dei contributi dei piccoli storici.

LE POPOLAZIONI INDIGENE DELLA SICILIA di Angela Schillirò, Giulia Monforte, Giuseppe La Spina  IIC

Fra le isole del Mediterraneo, la Sicilia è quella che ha un’estensione maggiore. Questa condizione ha creato i presupposti affinché la Sicilia fosse meta di varie e molteplici civiltà. Nell’VIII sec. a.C. toccò ai Greci sbarcare in Sicilia per risolvere problemi di carattere commerciale. Le prime colonie d’Occidente furono fondate in posizioni commerciali strategiche. I Greci trovarono al momento del loro arrivo in Sicilia, tre diversi popoli: i Sicani, i Siculi e gli Elimi.

La fonte più antica che dedica un excursus alla colonizzazione in Sicilia è lo storico Tucidide. Si narra che i più antichi abitanti sono stati i Ciclopi e i Lestrigoni. Dopo di essi, per primi vi si sono stanziati i Sicani. Dopo la guerra di Troia, alcuni troiani giunsero in Sicilia e furono chiamati Elimi.

I Sicani

Secondo la testimonianza dello storico del V sec. a.C., i Sicani sarebbero stati i primi abitatori della Sicilia, che da loro mutò il nome da Trinacria a Sicania. Nell’antichità esistevano due ipotesi circa l’origine dei Sicani: l’una li voleva autoctoni, l’altra Iberi. Riguardo la zona abitata dai Sicani, prima fu la parte orientale e poi quella occidentale; circa gli insediamenti non abbiamo altro che nomi: Iccara, Crasto, Misekera, Makara, Indara, Omphake, Uessa, Inico e Camico. Il centro meglio noto è S.Angelo Muxaro, che sembrerebbe potersi identificare con l’antica Camico. In questa città venne ambientata la leggenda del re Kokalos, presso cui si sarebbe recato il grande artigiano Dedalo, fuggito da Creta. Sarebbe stato proprio Dedalo a costruira per Kokalos la rocca di Camico; Kokalos vi stabilì la sua reggia.

Gli Elimi

Secondo Tucidide gli Elimi erano dei Troiani che, per fuggire agli Achei dope la guerra di Troia, si erano stabiliti in Sicilia. Le città degli Elimi erano Erice e Segesta.

I Siculi

Secondo lo storico Tucidide provenivano dall’Italia, da cui erano fuggiti a causa dell’invasione degli Opici; arrivati nelle nuove terre avrebbero sconfitto i Sicani e cambiato il nome all’isola, che da “Sicania” si chiamò Sikelia. Dionisio di Alicarnasso richiama alla tradizione tucididea: i Siculi furono costretti a scendere per l’Italia in cerca di un luogo dove fermarsi. Respinti da tutte le parti, attraversarono lo stretto di Messina e si stabilirono nelle regioni occidentali, poi in altre località. I culti siculi erano rivolti ad oscure forze sotterranee associate ai fenomeni naturali. I Greci consideravano questi culti, anche se li adattarono alle loro divinità. Un esempio noto è fornito dai gemelli Palici, che i Greci trasformarono in gemelli nati dall’unione della ninfa Talia con il grande Zeus. Il sito si trova nella Piana di Catania. Si narra che in questo luogo ribollisse un’acqua miracolosa. Questo laghetto è chiamato Naftia. I poteri di quest’ acqua pare riguardassero possibilità di scernere la verità dalla menzogna.

GRECI ED INDIGENI

I Greci nell’VIII sec. a.C., giunsero in Sicilia per stabilirvisi. Erano spinti dalla necessità di conquistare un territorio più ampio possibile. I ritrovamenti archeologici hanno permesso di individuare negli incontri fra i due popoli dei legami. Gli indigeni, privi di un alfabeto proprio adattarono quello greco alla loro lingua. Un esempio è fornito da due Necropoli della fine del VII sec. a.C. situate a sud di Castel di Iudica, la zona archeologica di Montagna di Ramacca. Gli indigeni usavano le sepolture in tombe a camera. Le tensioni tra differenti gruppi etnici possono dirsi conclusi, solo verso la metà de V sec .a.C., quando il processo di ellenizzazione giunse al termine. Per oltre 20 anni la storia della Sicilia vide come protagonista Ducezio, condottiero siculo, che fondò ben tre città (Menai-Menainon, Palike e Kalè Aktè). Sorretto da questo sogno, Ducezio realizzò una lega fra le città e i villaggi siculi. Questa unione sicula costituiva una grossa novità non solo per i diretti interessati, ma soprattutto per i Greci. In tal modo Ducezio cercò di sopperire alla mancanza di una struttura politica, introducendo un’organizzazione greca: la “Polis”. I Siculi, durante gli eventi successivi alla battaglia di Nomai, non esitarono ad abbandonare il loro capo e a rifugiarsi nei loro fortilizi. La lega di Ducezio si rivelò assai temibile per i Greci, ma per il condottiero fatale, che morì nel 450 a.C. Con la morte di Ducezio la civiltà greca, assieme a quella punica, sarà per tanto tempo unica e vera padrona della Sicilia. Fatto da:

DIODORO

Lo storico Diodoro nato ad Agirio (l’odierna Agira) intraprese vari viaggi, soggiornando ad Alessandria per comporre la sua opera Storica. Dai cenni che egli fa su Augusto, si presume che Diodoro sia morto intorno al 20.A.C. Diodoro è l’autore della Biblioteca Storica, una storia universale in quaranta libri, dalle origini mitiche alla spedizione di Cesare in Gallia. Nel proemio Diodoro presenta le sue ricerche storiche ed introduce come scopo della sua opera l’utilità e l’insegnamento che da essa possono trarre gli uomini. La storia universale è esempio della fratellanza tra gli uomini, essa riconduce ad un’ unica compagine gli uomini divisi tra loro per spazio e tempo, ma partecipi di un’unica parentela.La Biblioteca ha come perno l’ammirevole intento di una storia universale, racchiude in sintesi il lavoro della migliore storiografia greca.

DUCEZIO

Ducezio fu uomo abile che seppe sfruttare le sue qualità a favore della sua gente di cui era capo. Le prime imprese di Ducezio furono la valorizzazione di Menai (l’odierna Mineo) e la conquista di Morgantina. Nei pressi di Menai vi era l’antico santuario dedicato agli Dei Palici e da lungo venerato dai Siculi, i quali vedevano nel lago le acque sussultare, come se bollissero. Presso questo santuario Ducezio fondò la città di Palikè che doveva essere la capitale dello stato. Fondata questa città, e avendola circondata di mura, divise il territorio circostante in appezzamenti uguali e sorteggiò tra coloro che vennero ad abitarvi (Recenti studi sostengono che Ducezio sia stato il fondatore dell’antica Trinacria). Dopo quest’opera Ducezio, con il suo numeroso esercito, si impadronì di Etna (cioè Catania) e dopo questa conquista rivolse le sue mire verso l’Agrigentino e pose l’assedio a Motion . La città di Motion fu espugnata, non passò però molto tempo che un nuovo forte esercito di Siracusa, unito a quello di Agrigento, assaltò quello di Ducezio. Nella cruenta battaglia che ne seguì, i Siculi furono sconfitti, molti morirono, altri fuggirono in alture ben difese. Ducezio venne fatto prigioniero e mandato in esilio a Corinto. Avendo perduto la guerra i Siculi perdettero la Piana di Catania con Morgantina e rimasero indipendenti nella parte settentrionale della Sicilia, ovvero sulla valle superiore del Simeto e su Nebrodi.

Le terre di Ducezio

Gli storici del mondo antico come Polibio, Diodoro Siculo e Plutarco, chiamano le terre di Ducezio “Suntèleia”, cioè confederazione, unione. Noi moderni la chiamiamo “Consorzio”. Comune resta il significato di fondo: quella di una confederazione di comuni che gravitavano con i loro territori nella parte meridionale della Valle dei Margi, nell’altipiano ibleo, mentre al di là dalla vallata si erge superbo Monte Judica, nel quale “si conservano oscure rovine di una vera città fortezza, un punto fortificato dalla natura e dall’arte”. Queste erano, le terre di Ducezio, condottiero Siculo che si pose a capo delle popolazioni indigene della Sicilia orientale per contrastare i colonizzatori greci di Siracusa. Da quel mondo Ducezio prende a prestito molti elementi, tra cui il modello stesso del tiranno greco, fondando città e luoghi fortificati e convogliando il centro del suo potere attorno al santuario di Palikè, capitale della Lega Sicula. Seguendo un percorso ai piedi della roccia di Mineo, percorrendo i tracciati delle antiche trazzere regie, il visitatore avrà modo di ammirare la varietà del paesaggio, la straordinaria bellezza dei luoghi. Lungo le pareti delle vallate o sugli altopiani immersi in una rigogliosa vegetazione, l’occhio attento del viaggiatore potrà scorgere le numerose tracce delle necropoli sicule o i resti degli indigeni per fermarsi infine, di fronte ai ruderi del possente castello dei Santapau a Eubea, a guardia della piana di Gela. La variegata natura dei paesaggi ha offerto e continua ad offrire un utilizzo diversificato del terreno: verso sud, prevalgono le colture estensive, a nord è un susseguirsi di ordinati filari di agrumi disposti nella piana sotto Mineo o nei terrazzamenti panoramici intorno Gran Michele e Militello.

L’antica Grecia a Castel di Iudica di Camelo Capizzi

Sul Monte Iudica non sono solo vissuti i Greci, ma anche gli indigeni. All’inizio solo i Greci hanno fatto le tombe familiari, ma poi anche gli indigeni i quali hanno usato lo stesso metodo dei Greci. Il Monte Iudica non ha solo una ricca storia ma anche una ricca flora. Infatti, ci sono pistacchi selvaggi, alberi selvatici, lecci e parecchi pini; ma questi alberi sono stati bruciati dall’incendio di alcuni anni  fà, rovinando il monte e anche vecchie strutture.


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